"C'è la bellezza e ci sono gli oppressi.
Per quanto difficile possa essere,
io vorrei essere fedele ad entrambi"
Albert Camus

martedì 15 maggio 2007

Vite liquide - parte 1

La povertà è una questione che riguarda il Terzo Mondo, fabbrica di fame, guerre e ingiustizie sociali. Nel paese dei Cayenne, delle X5, delle Bentley, parlare di povertà è eccessivo e poco elegante. Sbagliato...

Misuriamo tutto in percentuali, anche i problemi. Quanto più un problema riguarda una percentuale bassa rispetto al totale, tanto più annega nei luoghi comuni.
Chi sono i poveri? Sono i barboni, i mendicanti, i nomadi, gli immigrati. I senza tetto a Milano sono circa 5000 dei quali 2500 italiani, la maggior parte dei poveri ha scelto di vivere fuori dal sistema sociale, ha scelto il cielo come tetto, la libertà. Sbagliato.

La classe dei poveri si è rinnovata: le ragioni per le quali si finisce "fuori" sono molte ma tra queste non c'è la libera scelta, per essere poveri non bisogna necessariamente trovarsi in mezzo ad una strada.
I dati dicono che almeno 83.000 persone a Milano si possono definire "con scarse o pressoché nulle disponibilità di risorse".
Complesso e difficile descrivere quel senso di insicurezza e instabilità che rende sempre più sfumati i confini tra chi vive sopra o sotto certe soglie, tra chi è incluso e chi è escluso dalla società. Non è solo una questione di soldi a definire i confini. Esiste una zona grigia sempre più ampia dove la povertà produce fragilità di relazioni, precarietà lavorativa, insicurezza sociale, inadeguatezza ad un sistema dominato dalla competitività e dalla produttività.
E così si scopre che gli squilibri sociali prendono sempre più corpo, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, si allarga la "forbice" tra chi sta bene e chi non più.
Si rischia sempre più spesso di trovare persone non ancora classificabili come povere, ma indubbiamente in uno stato di insicurezza e vulnerabilità crescente, vite liquide...

La Lombardia è una regione ricca inserita in un contesto economico e geografico tra i più ricchi d'Europa ma presenta, soprattutto nell'area metropolitana milanese, un alto numero di persone anziane, pensionati al minimo che già alla terza settimana del mese hanno speso la pensione per mangiare, curarsi e pagare le bollette.
Esistono molte famiglie "monoreddito" con moglie e due o più figli a carico che guadagnano 1.000 euro al mese dei quali 600, se va bene, se ne vanno in affitto e bollette.
L'aumento dei contratti di lavoro a termine nelle sue varie forme rappresenta soprattutto per i giovani, l'impossibilità di progettare un futuro e costringe ad appoggiarsi alla famiglia, se c'è, che continua ad essere il primo sistema di welfare.
E se si ha un'età compresa tra i 40 e i 50 si è troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per iniziare un nuovo lavoro.

La povertà che abita la città, i quartieri, i condomini, è vigliacca perchè invisibile come un cecchino nascosto in un palazzo di Mostar. La povertà non si manifesta solo come condizione economica ma anche e soprattutto come senso di insicurezza, di instabilità. Il senso di inadeguatezza e vergogna produce un'insostenibile peso dell'essere.
Vite liquide spese nello sforzo costante per non precipitare, vite dove c'è spazio solo per l'essenziale, per quello che permette di tirare a fine mese.

2 commenti:

gabriele ha detto...

Eccomi, sono una new entry anch'io, inutile nasconderlo.

Giovanni ha detto...

no Gab, non ancora, tra qualche giorno ti racconto l'esperienza di Lorenzo, una vita liquida prossima allo scioglimento che ha saputo ricominciare ed è uscito dalla zona liquida