"C'è la bellezza e ci sono gli oppressi.
Per quanto difficile possa essere,
io vorrei essere fedele ad entrambi"
Albert Camus

venerdì 11 maggio 2007

La sirene du Mississippi

1968: il regista Jean Luc Godard polemizza con il suo amico e collega Francois Truffaut asserendo che bisogna smettere di fare film d'amore per passare al cinema politicamente impegnato. La loro amicizia si consuma in una serie di lettere colme di risentimento, fino alla rottura definitiva.
Un anno dopo Truffaut gira La Sirene du Mississippi tradotto in Italia con il titolo idiota "La mia droga si chiama Julie".
Per la prima volta, Truffaut si occupa della coppia, nei film precedenti, "Jules et Jim" o "La peau douce", le scene a due, erano riferite al "terzo", all'assente. In questo film, quando l'uomo e la donna stanno bene insieme, o quando si fanno del male, lo devono solo a loro stessi.
E' un film sull'intimità della coppia, il passaggio dal "lei" al "tu" con i ritorni al "lei", le confidenze, i lunghi silenzi, le prove e le delusioni che portano le due persone a rendersi indispensabili l'una all'altra.
E' il racconto di una degradazione per amore, di una passione. Se Johnny Guitar è un falso western , La sirene du Mississippi è un falso film d'avventura, racconta di un uomo debole (malgrado le apparenze) stregato da una donna forte (malgrado le apparenze).
Gioia e sofferenza, lei lo inganna, lui la perdona, lei gli dice "ti amo", lui le crede. Braccati, fuggono lontani nella neve mano nella mano. Gioia e sofferenza...


2 commenti:

gab ha detto...

che tristezza... il sistema non mi ha pubblicato il mio commento di ieri sull'amicizia epistolare... Te lo ripeto a voce!

Giovanni ha detto...

anche ma se tu lo potessi riscrivere ne sarei molto felice