domenica 1 novembre 2009

Il Dvd di Martha è in vendita

Ha finalmente trovato una distribuzione home video il documentario Martha memorie di una strega. Potete acquistarlo su www.docvideo.it a 15,90 euro.

Buona visione

mercoledì 7 ottobre 2009

La nuova stagione del Teatro Filodrammatici

Questi ragazzi sono la più interessante e più viva realtà milanese in ambito teatrale. E'un piacere collaborare con loro.

lunedì 17 agosto 2009

Debito di ossigeno: il blog

E' finalmente online il blog del documentario al seguente indirizzo: www.debitodiossigeno.it

Troverete tutte le informazioni su interviste, proiezioni, festivals, critiche e commenti sul doc.

Il blog diventa anche un'occasione per raccontare altre storie di persone che vivono la propria difficoltà economica, un piccolo contributo per creare un archivio della memoria collettiva del nostro Paese.

Buone letture

sabato 8 agosto 2009

Ora e sempre Euronews

Tg3, Tg2, Tg5, TgLa7, SkyTg24. Basta. Anche io ho scoperto Euronews sul canale 508 della piattaforma Sky, sul web http://it.euronews.net e su Youtube si possono vedere le immagini senza commento.

Guardare Euronews è come leggere Internazionale, notizie e fatti da tutto il mondo senza inutili e dannosi commenti alla Tg4, niente palinsesti addomesticati alla Tg1, niente gossip e splatter alla Studio Aperto.

Disintossicato dalle news trash dovessi avere una ricaduta e sapere se il mio vicino ha strangolato la moglie e sparato ai figli disabili posso sempre vedere qualunque Tg italiano ma dubito che mi riammalerò nuovamente...

Buona visione

martedì 4 agosto 2009

Il mese dell'inquietudine

Sono passati due mesi da quando ho terminato di montare Debito di Ossigeno. Due storie raccontate in parallelo, avrei voluto inserirne anche una terza ma non c'è stato il tempo di svilupparla. Era la storia di un imprenditore che costretto a mettere in cassa integrazione i suoi operai si poneva il quesito etico di chi lasciare a casa: il bravo operaio senza una famiglia da mantenere o quello meno abile ma con moglie e figli sulle spalle?

Ho raccontato la cassa integrazione, il precariato, la paura di diventare poveri, la solitudine degli individui chiusi in se stessi, intrappolati nelle gabbie delle loro vite. La crisi ha amplificato l'insicurezza sociale, il reddito, il lavoro, gli affetti, la vita privata diventano liquidi per dirla alla Bauman.

Sono oppresso da una forma di inquietudine, da due in realtà. La prima, della serie "echissenefrega" riguarda l'attesa di sapere se un certo festival prenderà il mio lavoro, la seconda è decisamente più seria: nel mio Paese gli effetti reali di questa crisi economica non si sono ancora espressi nella loro devastante reazione. Mentre i media si concentrano sugli scandali del Signor B., i sindacati e perfino la Banca d'Italia continuano a lanciare allarmi precisi: la Lombardia (che ricordo essere il motore economico del Paese insieme al Veneto e forse un tempo anche il Piemonte) rischia un "settembre nero" sul fronte occupazionale. Raffiche di licenziamenti, collettivi, nelle piccole e medie imprese. I dati di Cigl dicono che su 832.000 imprese lombarde, il 45% sono indebitate. La percentuale di licenziamenti rispetto allo stesso periodo 2008 è a quota + 74%. Non sono dati buttati lì per caso, Caritas Ambrosiana negli ultimi tre mesi ha registrato un aumento esponenziale delle richieste di aiuto da parte di nuclei familiari in difficoltà e temono di non soddisfare la domanda quando a settembre ci saranno altre richieste.

Tuuti concentrati sugli ormoni del megalomane, tutti in vacanza. A settembre tutti senza lavoro e con lo spettro dell'influenza di serie A.


venerdì 31 luglio 2009

IL 'DOCUMENTARIO' COME LA 'LANCIA' DI DON CHISCIOTTE

Intervista al regista di "Debito di Ossigeno", pellicola forte sul fenomeno della nuova povertà

Milanoweb ha avuto il 'piacere' di dialogare apertamente con Giovanni Calamari, giovane 'documentarista' milanese (con diramazioni anche nel mainstream) che ha terminato da qualche mese la sua nuova opera "Debito di Ossigeno" dedicata all'annoso fenomeno dei "nuovi poveri".

In attesa che la pellicola cominci a girare nei più importanti 'festival' italiani e (perché no?) europei, abbiamo avvicinato lo stesso regista per farci raccontare tutto l'indispensabile riguardo ad un soggetto sociale che, volente o nolente, riguarda da vicino tutti quanti noi... Ascoltiamolo.

Come nasce un progetto impegnativo come "Debito di Ossigeno"? E’ un’opera legata esclusivamente alla recente crisi economica globale oppure l’idea di un documentario del genere ti girava per la testa già da un po’?
"L'idea è nata un paio di anni fa quando ancora non si parlava di crisi ma tra le pagine interne dei quotidiani online si leggevano reportage di giornalisti che raccontavano il fenomeno della 'nuova povertà'. Osservando i dati dei vari Osservatori, ho notato che l’aumento in percentuale delle condizioni di indigenza cresceva tra la middle-class italiana e che la forbice tra nuovi poveri e nuovi ricchi stava aumentando progressivamente nel nostro Paese."

A Milano però...
"A Milano i segni di questa tendenza non li vedevo e nemmeno ora si notano nonostante la crisi conclamata. In pratica volevo capire, conoscere queste persone in difficoltà e raccontare le loro esperienze. Cosi è cominciata la lettura dei dati, dei libri sul tema, la ricerca dei possibili soggetti, la stesura del soggetto e la ricerca dei finanziamenti. Quando la Provincia di Milano ha indetto un bando di finanziamento per documentari, con il produttore Alberto Osella abbiamo preparato il progetto e partecipato alla selezione. A dicembre del 2008 siamo stati scelti assieme ad altri dieci progetti di altrettante realtà produttive milanesi e a gennaio sono finalmente cominciate le riprese."

Credi che lo si possa definire un documentario "civile", con un messaggio forte impiantato nella sua struttura, oppure ti sei limitato ad osservare con occhio clinico una situazione tragica come quella dei "nuovi poveri" sempre più diffusa oggigiorno…?
"Un'opera civile ha lo scopo di denunciare e ravvivare la memoria collettiva. Il mio documentario, invece, non denuncia e non ricorda: apre forse la strada a delle riflessioni sulle nostre vite e su come è basata la nostra società. La cultura del lavoro è radicalmente cambiata negli ultimi dieci anni: il ruolo dell’individuo si è ridotto a numero, il prodotto va realizzato in breve tempo per ottenere il massimo del profitto senza più considerare le capacità del lavoratore. Insomma, uno vale l’altro! Questa è una condizione che ha travolto prima la classe operaia poi quella degli impiegati e dei quadri."

Leggendo il tuo blog sembra quasi che "Debito di Ossigeno", più che quello di prodotto artistico, abbia ben presto assunto nella tua vita i contorni della battaglia privata e personale… Puoi confermarlo?
"Credo che il documentario non abbia una valenza propriamente 'artistica', non possiede la libertà di un film... Il documentarista racconta storie vere, certamente le interpreta ma il suo lavoro ha poco a che fare con l’artista; banalmente si avvicina di più al lavoro dell’artigiano, abile nell’utilizzare gli strumenti e creativo nel dare forma all’idea. Fare il documentarista nel mio Paese, più che un lavoro, credo sia una 'missione', è una battaglia dal sapore donchisciottesco... Ogni mio documentario è diventato col tempo una battaglia personale: credo molto nel valore sociale ed educativo del genere-documentario e soffro nel vedere quanto poco si fa in Italia per sostenere questo genere."

Il documentario ormai è finito: puoi illustrarci a grandi linee di cosa trattano i settanta minuti di "Debito di Ossigeno"?
"Il documentario racconta le vicende di due famiglie: Daniele ha 44 anni, ingegnere alla 'Motorola', è sposato con Sabrina che ha 40 anni ed è impiegata in una concessionaria d’auto. Hanno un figlio di 4 anni e una casa costruita in vent’anni di lavoro. Una famiglia normale, come tante in Italia. Un giorno, senza il minimo preavviso, l’azienda di Daniele chiude. Un mese dopo Sabrina viene 'tagliata' dal suo posto di lavoro. La seconda famiglia, invece, è atipica ma largamente diffusa: la protagonista è Fulvia, 37 anni, ragazza-madre con un figlio di 8 anni non riconosciuto e un lavoro precario. La sua storia inizia un mese prima della scadenza del suo contratto. Ho seguito queste due famiglie per due mesi interi cercando di raccontare come ci si sente quando si perde il lavoro, quando si ha il crollo assoluto delle certezze... Ho raccontato la fatica del vivere quotidiano, il rovesciamento dei ruoli all’interno di una famiglia, la solitudine e le differenti reazioni di fronte all’incertezza."

Come si passa da "Martha, Memorie di una Strega" a "Il Porno alla Sbarra" allo stesso "Debito di Ossigeno" nel giro di pochi anni? Sei maturato tu oppure, sotto sotto, c’è una sorta di 'fil rouge' dietro 3 documentari così eterogenei?
"Bé, fin dai tempi de 'Il Porno alla Sbarra' la mia ricerca ha sempre seguito una precisa direzione: sondare gli aspetti umani degli individui posti in condizioni di vita difficili. In questo ultimo lavoro ho voluto descrivere la condizione umana di persone che si ritrovano a fare i conti con una nuova realtà sociale: non provenendo da situazioni di povertà, sono privi di strumenti adeguati per affrontarla. Sono come sospesi, congelati nella loro vita precedente..."

In "Il Porno alla Sbarra", il tuo documentario del 2005, ti sei dovuto rendere quasi "invisibile" affinché il protagonista si confidasse in maniera più naturale possibile di fronte alla tua macchina da presa. E’ stato così anche in "Debito di Ossigeno"?
"Sì, anche se ho avuto molto meno tempo a disposizione per le riprese! In questo caso ho cercato di instaurare un dialogo molto aperto con i protagonisti sottoponendoli a molte interviste, chiedendo loro di esplicitare continuamente le proprie riflessioni. Poi il lavoro di montaggio mio e di Cristina Flamini, la montatrice di 'Debito di Ossigeno', è stato quello di pulire ogni loro consapevolezza dell’essere ripresi."

Il documentario è la tua unica cifra stilistica oppure, in futuro, ti piacerebbe cimentarti anche con la fiction? "Fiction", ovviamente, intesa in senso 'nobile'...
"Tutti i miei documentari sono montati con una struttura narrativa che si ispira alle regole delle sceneggiature cinematografiche però passare alla fiction è un’esigenza che prima di questo lavoro non ho mai sentito. Le due storie che compongono 'Debito di Ossigeno' offrono più di uno spunto per realizzare un film ed avere quella libertà creativa tipica della fiction; confesso che mi piacerebbe girare una pellicola cinematografica ed in questo senso il mio riferimento assoluto sono evidentemente i fratelli Dardenne."

Come ti regolerai con la distribuzione tradizionale di "Debito di Ossigeno"? Uscirà in poche e selezionate sale cinematografiche? Si troverà in commercio il 'dvd'?
"Sono domande alle quali per ora non si può dare una risposta. Dipende molto da come sarà promosso il documentario, a quali festival parteciperà nei prossimi mesi ma mi sento di escludere fin da ora una distribuzione cinematografica."

Ultima domanda: vorrei sapere del tuo rapporto con la città di Milano… La trovi una città imprescindibile per il tuo mestiere oppure Giovanni Calamari combinerebbe le stesse cose anche lontano da qui?
"A Milano ho ormai stretto una cerchia di relazioni che mi consentono di lavorare. E' una città che mi è abbastanza indifferente, tuttavia pensare di lasciarla per un'altra meta italiana è pura follia! Lontano da qui significa emigrare nel resto d'Europa o negli Stati Uniti quindi crearsi più agevolmente occasioni di lavoro... Ma resto ugualmente convinto del fatto che ci siano ancora molte cose da fare e da raccontare nel mio Paese."

lunedì 22 giugno 2009

E' nato Debito Di Ossigeno

Ce l'ho fatta! Ce l'abbiamo fatta. sei mesi lunghi e tormentati ma quando si è convinti di volerci riuscire ce la si fa e il resto non conta più nulla.

Due anni di studi sul tema, diverse stesure di soggetti, ricerche di finanziamenti poi arriva il Bando Cinema della Provincia di Milano, partecipo e il progetto viene accolto.
Prepara il documentario, accadono imprevisti, crollano certezze, vado avanti lo stesso perchè a volte è una missione. Al termine di questa corsa affannata, due storie parallele in 70 minuti.

Ho raccontato che cosa accade quando una famiglia italiana del ceto medio perde il lavoro in piena crisi economica, ho raccontato come sopravvive una ragazza madre che cerca di crescere suo figlio saltando da un lavoro precario ad un altro. Ho raccontato la fatica quotidiana di queste persone, la loro solitudine tra incertezze, rabbia e desiderio di cambiare le loro vite.

Il mio primo lungometraggio. E adesso inizia la fase più importante: l'incontro con il pubblico, quello dei festival, delle giurie, dei selezionatori.

Tra un paio di settimane pubblicherò il nuovo trailer di Debito di Ossigeno.