"C'è la bellezza e ci sono gli oppressi.
Per quanto difficile possa essere,
io vorrei essere fedele ad entrambi"
Albert Camus

lunedì 1 settembre 2008

Storia di L.

"Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".
articolo 4 della Costituzione Italiana

Qualche tempo fa ho conosciuto L. occhi verdi e faccia da attore francese . L. mi ha raccontato la sua storia. E' il 1998, L. ha 40 anni e sulle spalle una storia di vita normale, fatta di famiglia, di figli e di lavoro in una piccola città del centro Italia.

Come la gran parte di coloro che vivono vite decorose, L. desidera realizzarsi e creare un futuro per i propri figli, lo fa allargando la sua attività di libero professionista a quella di piccolo imprenditore. Inizialmente le cose sembrano andare per il verso giusto ma ben presto i soci con i quali si ritrova gli sottraggono gli affari, comincia a non poter far fronte ai pagamenti, la liquidità decresce e gli investimenti non danno i risultati sperati.

L. non si scoraggia, crede che le cose si possono sistemare, chiede qualche prestito prima alla banca ma poi quando la banca stessa gli revoca i finanziamenti decide di rivolgersi agli strozzini: chiedono interessi molto alti ma possono darti somme di denaro che una banca non ti darebbe mai. Nel giro di poco tempo gli eventi precipitano e L. che aveva nascosto le difficoltà alla famiglia pensando di proteggerla, perde il controllo della situazione.

Lo scontro è durissimo, L. non riesce a spiegare come sia potuto succedere perché ormai gli eventi hanno travolto lui e stanno per sommergere anche la sua famiglia. A quel punto prende una decisione dura e irrevocabile: se ne va di casa.
Fa perdere le tracce, decide di rifarsi una vita da un’altra parte. Una scelta vigliacca ma L. non sopporta più l’idea di guardare i suoi figli e raccontare che non è tutta colpa sua, l'unico pensiero che gli attraversa la mente è quello della fuga, unica possibilità di risorgere a costo di portarsi dentro per sempre il senso di colpa.

In quell’istante la percezione dei valori cambia e L. esce di casa, solo con i vestiti che ha addosso e due valigie. Prende il primo treno per Milano, gli hanno detto che lì ci sono tante possibilità di lavoro. Arrivato in Stazione Centrale verso sera, L. viene avvolto da tutte le paure a cui non aveva avuto il tempo di pensare: non sa dove mangiare, dove dormire, in stazione si respira un’aria opprimente e di costante pericolo. Dopo qualche giorno trova un lavoro come distributore di volantini, passano le settimane e ottiene un prestito dal suo titolare per comprarsi un furgoncino e ampliare il volume di lavoro. A distanza di qualche mese si sistema in un monolocale, le cose sembrano girare per il verso giusto, prende fiducia nelle sue possibilità ma il destino piomba su di lui quando una mattina il furgone fonde il motore.

Senza furgone non può più lavorare, il suo titolare non gli concede altri prestiti, l’affitto del monolocale diventa una spesa insostenibile e L. in poco tempo si ritrova ancora senza più nulla.

L. ancora una volta non sa dove andare, non ha amici perchè nei mesi in cui lavorava non aveva tempo di consolidare i rapporti e poi in una città come Milano per uno che viene da un piccolo centro è assai difficile fare amicizie.
La depressione e lo sconforto sono più forti di lui, gli immobilizzano i pensieri, la ragione si oscura e naturalmente accarezza l'idea di farla finita, è la soluzione più facile.

Una persona che aveva conosciuto appena giunto a Milano gli dice di andare alla Caritas, li ti aiutano se vuoi. E' giugno e Milano sta per andare in vacanza, le possibilità di trovare un'occupazione sono scarse, bisogna aspettare settembre. Intanto gli operatori della Caritas gli trovano una sistemazione provvisoria al dormitorio di via Ortles.
E' lì che L. conosce i "vuoti a perdere": uomini, donne, giovani, vecchi, italiani, stranieri, l'ultimo avamposto della disperazione.

L. passa tre mesi in quel posto, tre mesi lunghi, durante i quali la Caritas lo aiuta a trovare un lavoro e una sistemazione più dignitosa. L. lotta ogni ora della giornata, passano le stagioni, passano gli anni, dieci. Oggi L. ha una casa, si è riconciliato con la sua famiglia, ha una vita vera. Oggi L. è una persona che aiuta chi è precipitano nell'inferno della povertà, a ritrovare la dignità di una vita decorosa.

3 commenti:

SisterLaRoccia ha detto...

una cronaca di una tragedia personale che apre però uno spiraglio di speranza nella vita di chi si dà da fare perché vorrebbe il lieto fine garantito.
Grazie, mi hai illuminato la giornata

Anonimo ha detto...

farà parte di debito d'ossigeno?

Giovanni ha detto...

se farà parte di debito di ossigeno non lo so ancora, dico solo che mi ha convinto a realizzare il documentario...