"C'è la bellezza e ci sono gli oppressi.
Per quanto difficile possa essere,
io vorrei essere fedele ad entrambi"
Albert Camus

giovedì 20 settembre 2007

Volevo rin(grazia)re chi c'era

Ieri mattina ho telefonato a Martha (si anche le streghe usano il telefono) per salutarla e per dirle che ci sarebbe stata una visione del documentario a Milano. Andrò a trovarla presto per fare insieme una delle ultime passeggiate sui sentieri dello Sciliar prima che l'inverno si presenti ieratico a reclamare il suo dominio sull'Alpe.


Ieri sera la visione è andata bene, sono contento che il doc sia arrivato anche a Milano e ringrazio ancora tanto gli amici che sono intervenuti. Stamane un'amica mi ha scritto una mail molto bella anzi no, bellissima: parla di un viaggio, quello che si fa nella propria coscienza fino a toccare le pareti della follia, un viaggio controcorrente, contro l'Io, contro tutti.

Dolore e fatica, tempo e lontananza. Per conoscersi e quindi individuarsi, bisogna percorrere sentieri stretti a strapiombo, la fretta diventa un lusso inaccessibile, il cammino lo si deve affrontare con lentezza, oltrepassando i limiti del disagio.

Martha è un racconto a posteriori di un'esperienza di vita che l'ha condotta proprio in cima a quel sasso sopra il quale, seduta scruta gli orizzonti della serenità.
Alla mia amica ho scritto che Martha non ha provato dolore, lo ha vissuto. Martha non ha subito l'onta della fatica perchè l'ha trasformata in forza dirompente e delicata come solo una donna sa gestire.

Ogni volta che rischio di stare male penso a Martha, alle sue parole, alla sua "direttezza", a quando strappa gli aghi dei pini per mangiarli, a quando cammina per ore col suo passo deciso, concentrata sul suo respiro, allo sguardo e al gesto del suo braccio quando stende i colori sulla tela. Penso al suo viso attraverso le fiamme di quel fuoco che lei ha voluto celebrare con la danza del corpo.

2 commenti:

Elena ha detto...

Da donna non ho avuto bisogno di spiegazioni sul concetto di Strega. Questo termine è passato quasi in secondo piano rispetto a una vita raccontata con la purezza e la "direttezza" che possiede solo chi ha conosciuto l'inferno dentro. Martha è così piena perché ci è passata. E' così forte perché ne è uscita. E' così in equilibrio da danzare attorno al fuoco, perché sa e accetta che da un momento all'altro può caderci dentro. Martha è una donna normale e la sua è una storia normale. Per questo l'ho amata. Ci ho visto un pezzo di tutte le donne "belle" che conosco. Semplicemente la sua storia è collocata in un mondo anormale deformato dalle paure. Quello che mi convince di lei è che non si è ritirata. Niente fughe, solo pause. In quel mondo fatto di costumi e funzioni ci scende ogni giorno, lavorando al super. La sfida è lì, e lei ha vinto. Grazie per la saggezza di chi sa che la ricerca delle strade sicure porta sicuramente al nulla.

Giovanni ha detto...

Mi ha colpito molto quando mi hai detto e poi scritto che Martha è una donna normale e la sua è una storia normale, mi ha mosso delle riflessioni, hai ragione tu, in tutto...

Grazie