E' una trilogia dell'esilio. Il primo atto: l'esilio dell'anima. A metterlo in scena è Fabrizio Visconti regista teatrale delicato che svolge una ricerca personale intima con una sensibilità rivolta al femminile. Le espressioni umane dello spettacolo sono un dono di Rossella Rapisarda, attrice piccola (di statura), dal volto intensamente drammatico, dolce, vagamente materno, e Salvatore Arena, attore che pare uscito da un film di Pasolini, perfetto per questa rappresentazione di Ulisse.
"Mario e Giulia.
Mario è un nome qualunque, è il nome dei nomi, come potremmo essere tutti quando ci perdiamo e sappiamo di affanno.
Giulia sa di vita, sa di caldo e di semplice, di casa e di lasciar andare per strada.
Mario e Giulia.
Dieci anni divisi, dieci anni di Odissea nel naufragio del senso.
Naufragare è perdere un centro, vedere orizzonte e basta. Odissea è un non luogo, in cui si attende e si usano tutte le forze per non andare a fondo...
... Giulia è a casa. La tavola è pronta. Ogni giorno è pronta. Non sa niente. Da dieci anni non sa niente. La tovaglia è stirata di fresco.
Odissea è non dimenticare. E' riconoscere un nome alle proprie cose e tenerlo a mente.
Poi un giorno di nuovo quelle scarpe in casa e quei piedi nelle mani
Così finisce l'Odissea
No, così comincia."
In scena al Teatro Filodrammatici fino al 4 dicembre 2010
