lunedì 1 marzo 2010

La calendula di Trapani e l'assenza dei precari

Trapani ha segnato la prima tappa del tour di Debito di ossigeno. La decisione di portarlo in giro per l'Italia per farlo vedere e per farmi conoscere comporta sacrifici economici rilevanti in questo momento in cui non sto lavorando. Non sto lavorando perchè? Mah, forse è l'influsso di Saturno contro, non il film di Ozpetek, fatto sta che da 5 mesi io non riesco a lavorare.

Arrivo all'aeroporto di Trapani sabato 20 febbraio, è una mattina nuvolosa ma il sole c'è e lo riconosco: Milano non vede il sole da molti mesi. Salvatore dell'Associazione Libera mi accoglie all'arrivo, la sua gentilezza è disarmante ed io ne approfitto: "Mi porti a Gibellina?". Nemmeno lui l'ha mai vista e accetta di portarmi là per vedere il Cretto di Burri. L'artista ne ha costruiti 3 in tutto il mondo, Los Angeles, Napoli e Gibellina.

Qui nel 1968 un terremoto devastante fece crollare l'intero paese e di fronte all'impossibilità di ricostruirlo l'amministrazione decise di lasciare una testimonianza della tragedia, incaricando l'artista di concepire uno dei suoi Cretti in versione amplificata. Burri costruì un quadrilatero 300x400 metri tutti di cemento, impossibile non vederlo dalla strada, dall'alto si vede una superficie spaccata da crepe larghe 2-3 metri percorribili a piedi, sono le vie del paese, i blocchi di cemento alti un metro e mezzo e larghi 10-20 metri solo le case.


Una visione post-nucleare immersa in una valle selvaggia, costantemente battuta dal vento, frequentata da greggi di pecore ingiallite e da pale eoliche ferme.
Gibellina è nella mia testa da quando ho visto Marco Paolini ambientare lì il suo spettacolo I-TG Ustica, in una serata tra tempeste e vento di scirocco (?).



Salvatore sta con me tutto il giorno ho ancora nella memoria i suoi racconti sulla Mafia, sembra un luogo comune ma loro vivono la quotidianità del Sistema, qui lo leggiamo nei libri, lo vediamo nelle inchieste, è così banale ma quando sei lì in Sicilia non lo è più.

Si avvicina l'ora della proiezione al Palazzo della Provincia, arriviamo un'ora prima per preparare ma la sala è occupata da un convegno "molto importante" dal titolo "La calendula di Trapani, espressione emblematica dell'endemismo mediterraneo minacciato". Giuro.
Durerà fino alle venti, la mia proiezione era prevista per le 18.30...
Sono le diciotto, arrivano le persone, ci dovrebbe essere anche una nutrita rappresentanza di lavoratori della Phonemedia un call center che ha deciso di fallire e lasciare a casa centinaia di lavoratori, è anche per questo che i ragazzi di Libera hanno organizzato la proiezione e mi hanno invitato. Sono costernati si scusano per il ritardo con cui inizierà la proiezione, alle otto escono le calendule ed entrano gli spettatori, una quarantina circa, prendono posto e tra squilli di cellulari, continue entrate ed uscite dalla sala di personaggi individuati come consiglieri provinciali parte la proiezione del film. Esco pure io come sono solito fare dopo la presentazione, passeggio per i corridoi del palazzo borbonico per una settantina di minuti.

Titoli di coda entro nella sala. sedie vuote tranne sei-sette persone. Se ne sono andati tutti uno dopo l'altro e dei lavoratori della Phonemedia nemmeno la silhouette, tranne quattro. Mi invitano a parlare, lo farei volentieri ma che racconto? Di un'occasione mancata? Del cambiamento radicale del lavoratore che non si ribella al suo stato di ostaggio dei padroni? Si. Mi danno ragione, e quei pochi che erano rimasti prendono la parola per accennare quello che sento dire nei dibattiti tv:

"Dov'èlostato?"
"Comefaccioasfamarelafamigliasenzastipendio?"
"Lostatomideveaiutare".
"Cisentiamotraditidall'azienda"

E' il lamento e non la reazione che emerge sempre, è il "ci hanno tradito" e non il "resistere resistere resistere" o meglio acora "lavoratori e licenziati uniamoci nella lotta andiamo a trovare il padrone". Lo so suona ridicolo oggi questa forma romantica di reazione, non ci sono più le classi ma l'individuo, una monade senza finestre che vaga scontrandosi con le altre per assicurarsi la sopravvivenza tra mutui, prestiti e smart phone. Poi la sorpresa.
Una signora anziana, poetessa di Palermo prende la parola per dire che questo film molto ben fatto fa però vedere storie di persone che non dovrebbero lamentarsi per quello che hanno perduto visto che i torinesi abitano in una casa bellissima e mangiano pasta Barilla e la romana ha sempre la madre che vive a Barcellona. "Qui in Sicilia siamo conciati molto molto peggio perchè il lavoro o non ce l'abbiamo o lo perdiamo."

Capisco che al sud questo film lascia quasi indifferenti, loro quei problemi ce li hanno da una vita, spiego che non volevo mostrare la questione della perdità del lavoro in sè, non volevo parlare del precariato, non volevo raccontare "oddio quanto è triste perdere il lavoro" e nel film lo si capisce chiaramente, volevo osservare e descrivere le complicazioni psicologiche che la perdita del lavoro comporta, la scomparsa delle lotte di classe a favore della dispersione e confusione dei lavoratori e nel nord del Paese queste com-implicazioni sono nettamente più traumatiche.

Terminata la proiezione si avvicinano alcune persone per farmi i complimenti tra queste anche quelle che sono uscite dalla sala durante la visione e mi domando "ma come cazzo fanno a farmi i complimenti per la delicatezza con la quale ho raccontato le storie se non hanno visto nulla?" Misteri magici della terra del sud...

Una cena in associazione un salto in un locale a vedere la presentazione di un libro da parte di Pino Maniaci il giornalista impegnato in prima linea contro la Mafia e vi assicuro che sentirlo parlare dal vivo emoziona oltre l'umano immaginare. (guardare il servizio per osservare come chi lo intervista sia completamente impaurito e rincretinito)

Poi in una casa a pochi passi dal mare mi riparo per dormire qualche ora prima che l'aereo delle sei del mattino mi riporti a Milano con in tasca il ricordo di quelle bellissime persone che mi hanno accolto, Salvatore, Rino, Michele e tutti gli altri di Libera.

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