lunedì 25 gennaio 2010

Il Disprezzo

Perchè ieri sera sono andato a vedere Sherlock Holmes di Guy Ritchie? Perchè? Me lo domando da più di ventiquattrore ore.

La mia cara amica Francesca me lo aveva consigliato, "una regia ed un montaggio perfetti" mi aveva detto, "a Guy Ritchie la separazione da Madonna ha fatto bene" aveva aggiunto.

Francesca ed io abbiamo sempre avuto alcune divergenze di stile, a lei piace Baz Luhrmann (Moulin Rouge) e a me no ma ne riconosco l'abilità e la visione. Poi però ci siamo ritrovati su alcuni giudizi come nel caso di The Millionaire, un film orrendo che racconta una realtà dura e sporca con uno stile inutilmente pubblicitario con quella "bella" fotografia che si usa per raccontare lo stile di un' automobile piuttosto che la putrida "slum" indiana, e con una struttura che si ripete fino a diventare oltre lo scontato. Per quel film mi sarei immaginato una fotografia alla Soderbergh di Traffic e invece Danny Boyle sceglie di farci vedere quanto è bravo e questo gli è basta per vincere tutte quelle statuette... che invidia!

Va bene ma devo tornare a ieri sera e ai primi dieci minuti di Sherlock Holmes. La presentazione è coinvolgente, ricorda un suo precedente film, The snatch, efficace, divertente, ok Guy sto al tuo gioco. Dopo un'ora non ne posso più: prevedibile, colpi di scena telefonati, eroi senza personalità, senza contraddizioni, la struttura del film si sviluppa come nei film epici, mi viene in mente Indiana Jones, ma è una copia di quelle strutture, una brutta copia. Si perchè anche Star Wars è prevedibile nella costruzione della vicenda (mica tanto), solo che la personalità dell'eroe tragico e di coloro che gli sono accanto fa venire in mente le tragedie greche perchè è da lì che gli autori hanno attinto e realizzato una saga avvincente, metaforica e densa di significati.

No, Holmes no. E' un poveretto ben interpretato da quell'attore belloccio con faccia francese. Holmes non ha personalità, le sue intuizioni piovono dal cielo secondo il manuale del perfetto investigatore, Watson sembra più un infermiere che un dottore e la sua collocazione all'interno della sceneggiatura la sto ancora cercando. Le scene di azione si susseguono tra 3D scadente ed esplosioni qua e là, mi viene in mente Harry Potter, un po' me lo richiama il tono della fotografia un po' la costellazione dei personaggi, il cattivo e i suoi adepti, il buono e i suoi alleati, la figura femminile che prima sta con il cattivo ma poi passa con i buoni senza sapere bene quale percorso ha fatto. Ma Potter è un film per ragazzi e poi il prsonaggio si evolve nel corso del tempo fin dal primo film.

Mi fermo qui. Si mi fermo qui perchè Francesca mi ha accusato di fare l'analisi logica del film e mi ha dato dell'intellettualoide, di quello che sta sul piedestallo e pontifica, qualcun altro invece, mi ripete la solita manfrina: "ma tu vedi il film con uno sguardo tecnico". Che cosa vuol dire ancora non l'ho capito. Se un idraulico ed io guardiamo una goccia che cade dal rubinetto significa che abbiamo due sguardi diversi? Non credo, è sempre una goccia che si stacca dal rubinetto e probabilmente tutti e due diremmo "ops il rubinetto è difettoso". La differenza sta nel fatto che lui sa riparare il rubinetto ed io no. Insomma soffro che mi diano dell'idraulico anzichè dello spettatore...

Certo, Francesca dice che quando vede un film le piace emozionarsi invece secondo lei, a me piace fare l'analisi logica. Sbagliato. Un film lo guardo da spettatore e basta. Le mie conoscenze tecniche incidono pochissimo sul giudizio del film, ad essere solleticata è la sfera emotiva ed intellettuale (intesa come immagini che si imprimono nella retina, trasmettono impulsi al cervello che producono poi un pensiero). Mi aspetto di compiere un'esperienza estetica che per ognuno di noi è diversa a seconda di come siamo fatti, di cosa ci piace o meno, di quello che sappiamo o meno, di quello che stiamo vivendo nella nostra vita in quel momento. Non è una linea verticale, "io so più di te tu sai meno di me," è orizzonatale e parallelo a volte coincidente.

Vedere Sherlock Holmes lanciarsi a destra e a sinistra, dire battute scontate o vedere che si prepara al sequel mi fa capire che ho gettato due ore della mia vita dentro una sala (brutta ma brutta: cinema Odeon) quando invece potevo fare altro di meno inutile.

Ma quel che mi mette a disagio ultimamente è il giudizio che spesso leggo o sento dire da amici su alcuni film. A volte sono talmente a disagio che mi passa per la testa il pensiero: "forse non capisco nulla di cinema" ma è un pensiero debole, veloce e invisibile. Il problema non sta lì (penso di aver imparato a leggere e riconoscere le strutture delle sceneggiature, non è difficile basta studiarle) ma nel saper andare al di là del gusto personale.

Esistono differenti gradi di giudizio per dire mi piace o non mi piace e appena dico che Holmes è inutile perchè bla bla bla bla mi danno dell'intellettualoide sfigato che prima di giudicare un film dovrebbe mettersi lui a farlo... io lo farei anche se me lo facessero fare... ;-)

Spesso sbaglio tono nelle mie manifestazioni emotive, non dovrei dire "che film inutile" ad uno che il film lo ha apprezzato perchè interpreta la mia frase così: "che coglione sei? Non capisci un cazzo di cinema", oppure "ma come fa a piacerti una roba simile". Non me ne rendo conto, sarà l'erre moscia, il tono di voce insomma qualcosa sarà se spesso me lo fanno notare, dovrei invece limitarmi a mentire quando l'occasione lo richiede "si molto carino questo film" oppure in ambienti più amichevoli e confidenziali, incominciare ad argomentare con molta pazienza, con un tono accogliente e molto pacato, il come e il perchè quel film mi è piaciuto o meno senza scatenare l' ira, il dubbio o il loro disprezzo per la mia analisi da intellettuale di sta' cippa.

Ma perchè se ti piace un film dei Dardenne, o di Rohmer e non ti piace Strange days le persone anche quelle amiche ti apostrofano con parole che celano un certo disprezzo? Disprezzo... a proposito che film meraviglioso Le Mèpris di Jean Luc Godard


2 commenti:

Merincontraria ha detto...

Ovviamente la metà dei film che hai citato non li conosco ma sai che non me ne faccio un cruccio.
Comunque ho beccato un indipendente che mi è piaciuto assai, magari è la scoperta dell'acqua calda per gli addetti ai lavori, ma voglio condividerlo lo stesso con te.
"me and you and everyone". Gradevolissimo.

GIOVANNI CALAMARI ha detto...

Miranda July la regista, si è molto molto gradevole :-)