"C'è la bellezza e ci sono gli oppressi.
Per quanto difficile possa essere,
io vorrei essere fedele ad entrambi"
Albert Camus

martedì 18 settembre 2007

Fernando

Fernando è puro, calmo all'apparenza ma dal passato tumultuoso, conosce a memoria l'Orlando Furioso, parla come l'Orlando Furioso: "Ciò che mi consuma è la mia stoltezza... Ancora una volta la felicità ha battuto invano alla mia porta, sono stato sordo ed ora languo".


Sono due le scene che segnano il mio ricordo: Rosalba dopo essere in qualche modo scappata dalla prigione della quotidianità familiare, sente crescere il complesso di colpa e decide, non senza dolore, di abbandonare Fernando e Venezia per tornare dal marito e dai figli, a Pescara. Gli amici di Fernando vedendolo triste e apatico chiamano al telefono Rosalba:

Rosalba: Pronto!

Grazia: Rosalba, ma ci hai dimenticati?

Rosalba: No...

Grazia: Quando torni?

Rosalba: La mia vita è qui.

Grazia: Fernando, Rosalba la sta aspettando.

Fernando: Cosa le infonde una simile certezza?

Grazia: Il mio intuito femminile.

Fernando parte chiedendo in prestito un furgone al fiorista presso il quale Rosalba lavorava lì a Venezia:

Fernando: Intenderei calare negli Abruzzi e ricondurre qui Rosalba. Due compagni mi seguiranno nell'impresa.

EPILOGO:

Scena 104
Pescara, parcheggio del supermercato - Esterno giorno

Fernando: Rosalba, da quando lei è partita la vita è una palude
la notte mi tormenta, il giorno mi delude.
Se ho fatto questo viaggio vi è un'unica cagione:
che lei torni a illuminar la mia magione.

Rosalba: Fernando, che sorpresa... Mi coglie impreparata...

Fernando: La colgo a far la spesa, lo so ch'è indaffarata.

Rosalba: Questo è mio figlio Nicola... E lui è Fernando.

Fernando: Mi rendo conto che la situazione le apparirà bizzarra, tuttavia sarei venuto a reclamare sua madre.

Nic: E perché?

Fernando: Perché la amo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

una tenerezza commovente